FORLÌ: LA CASSA DEI RISPARMI MENTE. IL PROGETTO ERIS È UN PROGETTO DI GUERRA.

Sulla questione del progetto ERiS della cittadella dell’aerospazio a Forlì, dalla Fondazione Cassa dei Risparmi, una delle promotrici, in occasione del bilancio 2025 e delle previsioni per il 2026, arriva una paraculata mediatica per negare l’innegabile, ovvero il fatto incontrovertibile che le tecnologie che verrebbero prodotte in città troverebbero applicazione anche in scenari bellici se il progetto andasse in porto.

Forse (ci auguriamo) la contro-informazione e la mobilitazione iniziata a Forlì, con svariate serate a tema e un corteo ben riuscito contro il progetto (ma ci si aspettano molte altre e variegate iniziative), seppure volutamente ignorate dai media locali, hanno dato molto fastidio ai grandi cartelli economici che governano la città e che, assieme ad aziende belliche come Leonardo, Thales, Curti (tra le altre) e con la partecipazione di Unibo e Comune di Forlì, collaborano a questo scellerato tentativo di installazione di un polo di produzione di tecnologia “dual use”, ovvero antenne per nanosatelliti che avranno applicazioni sia civili che militari.

Gli stessi dirigenti della Fondazione Cassa dei Risparmi non riescono a nasconderne il doppio uso, forse civile ma di sicuro anche militare, quando affermano che “spesso a rendere una tecnologia un’arma è l’uso scellerato da parte dell’uomo”. Qui l’ipocrisia rasenta livelli altissimi: se venissero prodotti spazzolini da denti o libri il problema si porrebbe? Si fatica a credere a soldati armati di libri o spazzolini per fare la guerra!

Non a caso la Fondazione Cassa dei Risparmi, che assieme al Comune di Forlì guida la “Fondazione Mercury” – ente a cui é stato concessa l’area verde pubblica posta nel quartiere Ronco in cui realizzare il progetto ERiS e che venerdì 9 gennaio ha incontrato esponenti del governo Meloni per chiedere fondi pubblici, dopo aver incassato la promessa di finanziamenti dalla Regione Emilia-Romagna – tira in ballo, sia come modello che come concorrente sul mercato, Elon Musk. Musk che dell’utilizzo dei servizi internet satellitari ha fatto la sua fortuna, soprattutto per il ruolo giocato nei conflitti odierni da queste tecnologie, basti ricordare il ruolo che Starlink di SpaceX ha avuto e sta avendo nella guerra in Ucraina, diventando un elemento chiave, guidando i droni, i missili e i sistemi di puntamento.

Questo é il tipo di tecnologia che vorrebbero produrre anche a Forlì, con un progetto che si inserisce nei programmi di riarmo dell’Europa.
Le frottole hanno le gambe corte.
Chi lavora per la guerra non va lasciato in pace!

NO ERiS

Qui gli articoli sulla stampa locale:
https://www.forlitoday.it/cronaca/polo-aerospazio-governo.html
https://www.corriereromagna.it/forli/forli-anno-record-per-la-fondazione-cassa-dei-risparmi-e-nuove-sfide-per-il-2026-NJ1830078
Qui un’analisi reale sul progetto ERiS [da noi pubblicato]:
https://noeris.noblogs.org/il-progetto/

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CHE LA LOTTA SIA AUTORGANIZZATA!! Una proposta per lottare contro la Cittadella Leonardo-Thales a Forlì.

A Forlì, nel quartiere Ronco, vogliono costruire un polo di Thales Alenia Space altamente tecnologico – ERiS, Emilia-Romagna in Space, si chiamerà – per progettare e produrre strumenti di guerra: antenne per nano-satelliti che serviranno per pilotare, ad esempio, i droni che sono rapidamente diventati il volto delle guerre contemporanee ma anche a dirigere missili e artiglieria.

Checchè ne dicano i suoi difensori (in primis il Comune di Forlì, la Regione e il professore di Unibo e Ciri Aerospazio, Paolo Tortora) le aziende coinvolte sono TUTTE produttrici di armamenti e/o componentistica di guerra, a partire dai colossi Leonardo e Thales, due delle maggiori produttrici ed esportatrici di armi a livello globale. La favoletta del “doppio uso” (civile e militare) non regge. E se anche se fosse? Non vogliamo veder distrutta l’ennesima area verde per far posto ad una colata di cemento ma la possibilità che da quel polo escano strumenti di morte é più che sufficiente per mobilitarsi.

Aldilà dei diversi approcci che si possono avere nel contrastare questo progetto, la nostra prospettiva è che la mobilitazione sia autorganizzata e “dal basso”, ossia senza gerarchie e senza intromissione di “professionisti” della “cosa pubblica”: la storia recente delle proteste sociali in Italia è costellata di ricorsi al TAR, raccolte firme, esposti a tutti i livelli possibili fino all’Unione Europea etc, e sappiamo bene come sono quasi tutti finiti. Forme di “opposizione democratica” che purtroppo però, proprio perchè previste dallo stesso sistema che vuole imporre nocività, guerre e controllo sociale, risultano innocue. La democrazia rappresentativa (che in realtà non rappresenta che pochi interessi particolari), questa peculiare maniera che il capitalismo ha trovato per imporsi sulla società, non è affatto “il migliore dei mondi possibili”, ma solo il modo più pratico per chi comanda di gestire gli affari e disinnescare la rabbia sociale, con i contentini della “rappresentanza”.

Secondo noi se non si va alle radici dei problemi non si potranno che ottenere sconfitte o brevi vittorie ingannevoli. Perchè dovremmo delegare i problemi nostri e delle nostre comunità a dei “professionisti” che non conoscono nulla di noi? La politica di palazzo è l’arte di sottrarre alle persone la capacità di decidere per sè, di gestire le proprie esistenze nel proprio ambiente: l’esproprio di quell’autonomia che sola garantisce la libertà e la dignità.

Il capitalismo, e i rapporti di potere che lo reggono, non conoscono ragionevolezza, ma solo la logica del profitto. Come si può pretendere di “richiamare alla ragione”, per fare un esempio, lo Stato d’Israele con quello che da 80 anni sta facendo contro la popolazione palestinese e nel mentre rivendica come legittimo un genocidio a cui il mondo sta assistendo in diretta?
Sarebbe come sperare nel buon cuore di aziende che per fare utili devono confidare nell’accendersi di sempre nuovi conflitti per vendere i loro prodotti.

Per questo non ci facciamo illusioni su eventuali ricorsi in sedi legali o tribunali internazionali: come ci hanno insegnato le/gli attivistx di Palestine Action, che stanno pagando le loro scelte con una dura repressione, ma anche compagnx antiautoritarie in tutto il mondo, la maniera piu efficace è attivarsi in prima persona, creare reti solidali, autorganizzarsi, agire, disertare le guerre, sabotare l’impianto tecno-industriale che le necessita e le permette.

Per questo, pur con le nostre modestissime forze, vogliamo lottare: perchè questo abominevole progetto non si realizzi nè a Forlì nè altrove; perche siano le persone, con le proprie coscienze e le proprie mani ad impedirlo.

Con queste parole non vogliamo dettare una linea, ma suggerire un’impostazione di base: ognunx faccia il suo, come meglio crede, ma collaboriamo, rispettiamoci e dialoghiamo: il nemico è fortissimo e spietato e noi abbiamo “solo” la solidarietà attiva e la nostra capacità di autorganizzarci per contrastarlo.

I responsabili di questo progetto di morte sono chiari, alla luce del sole, anzi se ne fanno vanto: Comune di Forlì e Fondazione Cassa di Risparmi (uniti per l’occasione nella “Fondazione Mercury” che mette i soldi, anche pubblici, e che ha acquisito i terreni per il nuovo polo), Regione Emilia-Romagna (attraverso il vicepresidente Vincenzo Colla), Università di Bologna (attraverso il laboratorio forlivese Ciri Aerospazio), Leonardo, Thales, Consorzio ERiS. Ognuno/a può ricordare loro, con i mezzi che ritiene opportuni, utili, etici, che chi lucra sulle guerre e sul genocidio della popolazione palestinese è un nemico della libertà, dell’umanità, della felicità: un nostro nemico!

[Volantino distribuito durante il corteo contro il progetto ERiS di venerdì 28 novembre a Forlì]

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